Tocco da Casauria

Veduta del paese di Tocco da Casauria e della Maiella innevata
Veduta del paese di Tocco da Casauria e della Maiella innevata

Tocco da Casauria è un comune italiano di 2.724 abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo. Fa parte della Comunità Montana della Maiella e del Morrone. Il paese sorge su un colle nella valle del fiume Pescara, a circa 40 km dal capoluogo di provincia, lungo la strada che la collega a Roma, poco prima delle Gole di Popoli. Il comune è situato alle falde del monte Morrone, ad un'altitudine di 356 metri, tra le valli del fiume Pescara e del torrente Arolle e dista circa 45 km dalla città di Pescara.

 

Storia

Le prime notizie sul comune di Tocco, si hanno nell'anno 872. Tra il XII secolo e il 1320 il territorio seguì le vicende della contea di Manoppello, passando in successione alle famiglie Pagliara, Plessis, Colonna, Sully e infine agli Acquaviva. Nel XIII secolo iniziò a svilupparsi un abitato attorno ai centri di attrazione della chiesa di sant'Eustachio e del castello, che assunse importanza per la sua posizione strategica a controllo delle gole di Popoli e della valle del Pescara. I terremoti del 1456 e del 1706 distrussero gran parte della cittadina. Nel 1817 il Centerba, un liquore ricavato dalla distillazione di diverse piante della Maiella, inventato dal farmacista Beniamino Toro come medicamento, divenne prodotto di consumo. Nel 1862 il comune di Tocco assunse la denominazione attuale di "Tocco da Casauria": l'aggiunta venne motivata con le "tradizioni storiche del vicino tempio di Casauria". A fine Ottocento vi si trasferirono i baroni Bonanni d'Ocre, con Cedino, che aveva sposato Lucia Filomusi Lanciotti e fu sindaco del paese tra il 1895 e il 1900.

Tocco da Casauria - castello Caracciolo
Tocco da Casauria - castello Caracciolo

Castello Caracciolo

 

Il castello di Tocco da Casauria sorge alle pendici del monte Morrone e domina il paese di Tocco da Casauria e le gole di Popoli, in provincia di Pescara.

La prima fonte storica sul castello risale al Chronicon Casauriense, che ne fa risalire la costruzione ai successori di Girardo, signore di Popoli, per usurpare la proprietà all'abbazia di San Clemente a Casauria. Nelle lotte che ne seguirono, la prima costruzione venne distrutta dall'abate Adamo.

Ricostruito da Federico II di Svevia tra il 1187 e il 1220, il castello venne distrutto dal terremoto

dell'Italia centro-meridionale del 1456 per essere successivamente ricostruita dai De Tortis, signori di Tocco da Casauria, che ne mantennero la proprietà fino al XV secolo.

Altre famiglie che succederono ai De Tortis furono i Caracciolo, i D'Affitto ed i Pinelli, che progressivamente trasformarono il castello in palazzo fortificato. Attualmente il castello, in stato d'abbandono ma visitabile, è di proprietà della famiglia Scali – Caracciolo.

Particolare delle torri del castello Caracciolo
Particolare delle torri del castello Caracciolo

Architettura

 

Il castello è composto da quattro corpi di fabbrica che delimitano un cortile centrale, con quattro torri quadrate agli angoli dell'edificio. La torre orientale, in particolare, ospitava il "carcere della Lombarda".

La costruzione ha un basamento a scarpa che arriva a circa metà altezza delle mura, dove un rondone separa la scarpa dalla parte superiore delle mura. Lungo il basamento sono visibili delle feritoie, mentre nella parte superiore delle mura si trovano delle finestre rettangolari contornate da cornici decorate.

La parte superiore delle mura esterne costituiva un parapetto nei confronti del camminamento di ronda interno. La torre meridionale presenta ancora dei merli ghibellini, che si suppone dovessero essere presenti su tutte le quattro le torri. La facciata di sud-est ospita il portale d'ingresso, caratterizzato da un arco a sesto acuto sorretto da capitelli di stile rinascimentale. Alla sinistra del portale si trova una rampa di scale, mentre alla destra c'è un piano inclinato dedicato alle carrozze.

Chiesa di Sant'Eustachio Martire
Chiesa di Sant'Eustachio Martire

Chiesa di Sant'Eustachio Martire

 

Edificata nel XII secolo fu dedicata a Sant'Eustachio martire, patrono del paese. Parzialmente distrutta dal terremoto del 1706, fu ricostruita poco dopo. A pianta rettangolare, con facciata tripartita da paraste, conserva l'impianto basilicale medievale con lo spicchio centrale più elevato, come si evidenzia anche nelle tre navate interne. La facciata di gusto barocco è in pietra bianca della Majella ed ha tre portali, dei quali il centrale maggiore coronato da architrave con fregi. Tra questi si trovano due bassorilievi romanici della facciata storica, e uno di questi rappresenta Cristo ingigantito tra due discepoli.

L'altro mostra la Madonna col Bambino. Al centro, sotto il finestrone, c'è una nicchia con la statua del santo. Il campanile laterale è una torre medievale a cuspide piramidale; presso il transetto si erge una piccola cupola con lanterna.

L'interno è decorato da stucchi e pennacchi barocchi, con quattro altari a destra e tre a sinistra, più quello centrale maggiore. Esso conserva una tela che raffigura il santo titolare, del 1740. In precedenza sulla destra si trovava la rinascimentale cappella del Sacramento, non ricostruita dopo il 1706.

Largo San Eustachio con la chiesa sullo sfondo
Largo San Eustachio con la chiesa sullo sfondo
Chiesa di Sant'Eustachio vista dal basso
Chiesa di Sant'Eustachio vista dal basso

Chiesa Madonna delle Grazie

 

Fondata attorno all'anno 1480 dalla confraternita o congrega della Madonna delle Grazie, presenta sulla facciata un rosone a traforo del Rinascimento con tarde reminiscenze gotiche ed un portale di forma rettangolare delimitato da due lesene.

Chiesa Madonna delle Grazie
Chiesa Madonna delle Grazie
Facciata del convento con loggiato rinascimentale superiore
Facciata del convento con loggiato rinascimentale superiore

Convento dell'Osservanza Santa Maria del Paradiso

 

Situato sulle falde del monte Rotondo a circa un chilometro dal paese, fu edificato nel 1470 dalla pietà del popolo toccolano e donato ai frati minori. La chiesa di stile gotico rinascimentale presenta dei rifacimenti barocchi. Il convento presenta un portico di due ordini d'archi sfalsati ed un chiostro rettangolare affrescato.

Interno della chiesa di Santa Maria del Paradiso
Interno della chiesa di Santa Maria del Paradiso
Chiostro convento dell'Osservanza
Chiostro convento dell'Osservanza

Chiesa e Convento, edificati in contrada Viario, dove, secondo la testimonianza del Chronicon Casauriense sorgeva una chiesetta dedicata a san Flaviano, di proprietà del monastero benedettino, accolsero i Frati Minori della Regolare Osservanza, movimento in seno all'Ordine affermatosi nel Quattrocento ad opera di san Bernardino da Siena e san Giovanni da Capestrano. Alcuni desiderosi di una vita ascetica pi rigorosa, provenienti dalla comunità di San Francesco, insediata a Tocco fin dal 1317, si ritirarono nell'eremo di san Flaviano.

Il Convento, inizialmente angusto, assumeva proporzioni più vaste, di anno in anno, sul lato ovest della Chiesa, sino al raggiungimento dell'attuale struttura databile agli albori del Seicento, come attesta la data 1604, incisa sull'architrave della porta d'accesso al porticato superiore. Sia per l'ampiezza degli ambienti, sia per la centralità geografica ha ospitato ben 28 capitoli provinciali per l'elezione del Ministro Provinciale. Ha subito due soppressioni, la napoleonica del 1811 e la seconda del 29 dicembre 1866 da parte del Governo Italiano. Risorto, dopo ogni tempesta più florido che mai, i francescani vi fecero ritorno nel 1871 ed iniziarono sollecitamente la ricostruzione, che nel 1900 consentiva l'utilizzazione d'una ala a Collegio Serafico per i candidati alla vita religiosa.

Facciata Chiesa di San Domenico
Facciata Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

 

Originariamente dedicata a San Francesco, fu costruita nel 1317 dai frati francescani che vi rimasero fino al 1653. La chiesa nell'interno è ad una sola navata a volta romanica. Al centro della croce latina si innalza una piccola cupola, che da una tonalità solenne a tutto l'insieme architettonico della ricostruita ex chiesa di San Francesco. L'odierno pavimento in travertino, è stato fatto nel 1972 insieme alla ritinteggiatura delle pareti e della volta. Vi sono quattro altari sul lato destro e quattro sul lato sinistro. L'Altare Maggiore è in stile settecento con marmi policromi ed ornamentali di un barocco sobrio. La porticina del tabernacolo è in lamina d'argento cesellato con al centro un bassorilievo di un angelo, che poggia su delle nuvole, circondato da raggi e testine di angeli, e sorregge l'Ostia recante il Trigramma IHS (Jesus hominum Salvator). Dietro l'altare c'è il coro in noce, con intagli e sculture lavorate con un certo gusto, che risale al 1700.

Palazzo Toro
Palazzo Toro

Palazzo Toro

 

Fatto erigere da Enrico Toro verso la metà dell'Ottocento, come nuova residenza per la famiglia e fabbrica per la produzione del famoso liquore, fu completato intorno al 1870. La residenza, ancora di proprietà della famiglia Toro, è costituita da 2 piani a pianta rettangolare ed è situata a metà del corso principale del paese. Le sale sono state affrescate in parte dal giovane pittore Francesco Paolo Michetti con grottesche e altri elementi decorativi, arredato in stile Ottocento napoletano.

Casa - museo Michetti
Casa - museo Michetti

Casa natale Francesco Paolo Michetti

 

In via Michetti si trova una piccola casa del XVIII secolo, con intonaco purpureo, che è la resistenza natale del pittore abruzzese Michetti, amico di Gabriele D'Annunzio. La casa è di proprietà provinciale ed è stato allestito un museo dedicato al pittore con alcune opere inedite.

 

Francesco Paolo Eustachio Michetti

 

Nacque a Tocco da Casauria da Crispino Michetti, maestro di musica e da Aurelia Terzini. Si diplomò presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli , dove fu allievo, con Edoardo Dalbono, del maestro Domenico Morelli, di cui inizialmente imitò il naturalismo e il realismo visionario: giovane promettente, la sua opera fu subito notata anche da Filippo Palizzi, suo conterraneo, che in quegli anni viveva a Napoli. L'Abruzzo rurale, con la sua natura ancora incontaminata, fu sempre la sua fonte di ispirazione principale. Già nel 1872 e poi nel 1875 espose le sue opere al Salon di Parigi, ma raggiunse la definitiva fama internazionale nel 1877, quando espose a Napoli la grande tela del Corpus Domini (che venne acquistata dall'imperatore Guglielmo II di Germania), la cui maniera pittorica era stata fortemente segnata dalla conoscenza dell'opera dell'artista spagnolo Mariano

Fortuny y Carbó.

 

La sua fama fu consolidata dalle opere successive: il Voto (1880, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), ispirata alla festa di san Pantaleone a Miglianico, e La figlia di Iorio (1894, Pescara,

 

Biblioteca Provinciale), il cui tema ispirò anche la più notevole delle tragedie di Gabriele d'Annunzio. Come molti pittori dell'epoca, fin dal 1871 Michetti si era anche interessato alla fotografia, inizialmente solo come procedimento per lo studio dal vero dei soggetti dei suoi quadri, poi anche come nuovo ed autonomo mezzo espressivo valendosi anche di interventi grafici diretti sulle stesse matrici fotografiche.

 

Nei primi anni del '900, attorno alla sua persona cominciò a riunirsi il Cenacolo michettiano, a cui partecipavano i maggiori artisti abruzzesi dell'epoca (tra gli altri, il poeta Gabriele d'Annunzio, lo scultore Nicola D'Antino e il musicista Francesco Paolo Tosti) nel convento di Santa Maria di Gesù di Francavilla. La celebrità internazionale del pittore fu tale che Vittorio Emanuele III, il 4 aprile 1909, decise di nominarlo Senatore del Regno. Morì nel 1929.

Torre dell'Orologio

 

La torre, a pianta quadrata faceva parte di un sistema di torrette dislocate lungo la prima cinta muraria del borgo. Oggi è denominata “torre dell'orologio”, è adiacente ad un corpo di fabbrica e conserva nella parte terminale quattro merli ghibellini. Sul prospetto meridionale, presenta un' unica piccola finestra con cornice in pietra non lavorata. Sul prospetto occidentale troviamo il solo ingresso della torre sopraelevato rispetto al piano di calpestio raggiungibile attraverso una rampa di sette gradini in pietra scura la quale conduce al pianerottolo.

Chiesa Sant'Antonio - Facciata con portico
Chiesa Sant'Antonio - Facciata con portico

Chiesa Sant'Antonio da Padova

 

La facciata della chiesa è preceduta da un portico a tre archi a sesto acuto, il quale chiude parzialmente alla vista il portale seicentesco completato da un dipinto di S. Antonio. Sull’arco centrale del portico è posto lo stemma di Tocco in cui è incisa la data 1642, da riferire alla edificazione dell’edificio. L’interno a navata unica custodisce il solo altare maggiore sul quale è posto un dipinto di S. Antonio da Padova. Nell’Ottocento accanto al complesso fu costruito il Cimitero di Tocco.

 

 

Chiesa dei Cappuccini - Facciata con portico
Chiesa dei Cappuccini - Facciata con portico

Chiesa e Convento di S. Antonio detta “dei Cappuccini”

 

La facciata della chiesa è preceduta da un portico con quattro archi a tutto sesto, sotto il quale apre un portale timpanato. L’interno presenta un unica navata a due campate coperte da volte a crociera, due cappelle, dedicate a S. Antonio di Padova e alla Madonna del Carmine ed il coro nascosto dalla maestosa architettura dell’altare in legno, completato da un prezioso tabernacolo. Il tabernacolo della chiesa di S. Antonio di Padova fu portato a termine nel 1735 dai due frati marangoni Pietro da Ascoli e Andrea da S. Donato, cui erano stati commissionati i lavori durante il provincialato di padre Serafino Torelli da Chieti (1728-31). Lungo il fianco nord della chiesa vi è il convento, disposto con i suoi vari ambienti intono ad un piccolo chiostro.

Interno chiesa di Sant'Antonio - Altare maggiore
Interno chiesa di Sant'Antonio - Altare maggiore
Piante di ulivo nei pressi di Tocco da Casauria
Piante di ulivo nei pressi di Tocco da Casauria

Agricoltura

 

I terreni collinari circostanti il paese di Tocco da Casauria sono ricchi di piante secolari di ulivo e di estese piantagioni di vigneti. Vi si produce un ottimo olio d'oliva extravergine "Aprutino Pescarese" (DOP per la provincia di Pescara) e vino Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano.

Parco eolico
Parco eolico

Energie Rinnovabili

 

Grazie alla particolare posizione del territorio comunale, Tocco da Casauria è stato scelto dalla Comunità Europea nel 1989 come sede di un progetto per la produzione di energia eolica. I primi due aerogeneratori installati, però, a fronte di un notevole inquinamento acustico riuscivano a coprire solo il 25% della domanda di elettricità del comune. Nel 2007 è partito il progetto di sostituzione delle due pale eoliche inefficienti con quattro aerogeneratori di ultima generazione. Nel solo 2009, il surplus di produzione di energia eolica prodotta ha comportato un guadagno per le casse comunali di circa 170.000 €. Nella progettazione del parco eolico è stato particolarmente curato l'impatto ambientale, ricostituendo gli uliveti preesistenti nella zona al termine della sua realizzazione.